L’amore è eterno finché dura

Posted in castelli di rabbia, dell'amore e di altri demoni, underworld on 21 Novembre 2009 by marettolina

Appunto.

PA-NI-CO

Posted in underworld on 19 Novembre 2009 by marettolina

Iperventilazione. Affanno. Vomito. Mi scoppia il cuore.

Cortocircuito del cervello. Braccata in un angolo dalla paura.

Sotto la doccia le lacrime. Ogni cellula di me come animali impazziti. Il terremoto è imminente.

Paralisi.

Atto di fede

Posted in la lettrice bugiarda, teoria&pratica di ogni cosa, underworld on 13 Novembre 2009 by marettolina

Oggi NON può essere una brutta giornata. Oggi il buonumore è imprescindibile.

Mi hanno regalato due libri!

Boulevard dei sogni infranti — 2

Posted in glifo on 10 Novembre 2009 by marettolina

Ore 23:00

Penso alle parole, le rotolo in silenzio sulla lingua, ne assaporo i suoni come un Ferrero Rocher che scoppia in una trinità di consistenze: cioccolato pastoso, nocciola croccante, wafer cedevole. Certe parole sono esattamente così, danno impressioni che ti ingannano e ti sorprendono, stentoreo, azzimato per me avevano tutto un altro senso, suoni deboli, abiti stropicciati. E poi ci sono quelle che mi si tatuano tra le pieghe madreperlacee del cervello, e fanno radici e aspettano pazienti e sbocciano felici tra le righe: la più bella? Dissugare… E a volte sei così, dissugata, prosciugata fino a lasciare a terra solo poche fibre secche, stracci di cuore con cui non puoi nemmeno tappare gli spifferi dei sentimenti, per quanto sono esili.

Ognuno è un mondo, dicono (il mio, forse, in procinto di collassare su sé stesso, come una lettera mai inviata e accartocciata per disperazione), siamo isole più disposte a tirar su i ponti che ad aprire le porte. È vero? Eppure, cos’è un continente se non un’isola più grande che galleggia sugli oceani del mondo? Una terraferma che si contraddice. Grandi ammassi di materia che, lentissime tartarughe, compiono millimetrici spostamenti. In scala, biscotti nel caffellatte. Geografia delle solitudini. Incontrastata verità della Pangea.

A zonzo per queste strade luride, strani pensieri fanno capriole: sono proprio capitata ai margini di me. Non mi ero mai sentita così Monopoli.

Il modello che maggiormente ci sintetizza è la matrioska (io ancora mi scavo per arrivare alla più piccolissima me, al mio nocciolo fedele, chissà che senza il superfluo io mi riconosca, infine). Tutto ciò che esiste, visibile o meno, è una grande addizione: contenitori singolari di pluralità. Un paradosso così frequente che deve essere vero: un fiore è insieme di petali, foglie, semi; una casa di porte, finestre, mobili; l’acqua, atomi di idrogeno e ossigeno; un atomo stesso non è per nulla indivisibile come dice, ma scatola ricca di meraviglie; e ancora, ogni essere vivente è scheletro, carne, organi, sangue… Anche i numeri, 0 e 1 esclusi – la notte e il giorno, il bene e il male, si esprimono tutti al singolare, il 3 come il 8674 o il 56632206543. Acquisiscono pluralità solo quando riferiti alle cose, a indicarne l’importanza, la quantità (un’altra sfaccettatura dell’essere o avere?). Allora rifletto: anche i sentimenti al singolare esprimono l’emozione astratta e al plurale le loro manifestazioni materiali. L’Amore, l’Odio, la Paura: le sensazioni che ci attraversano come elettro-shock, e fanno di noi continui Frankenstein di noi stessi; e gli amori, gli odi, le paure, amanti nemici, impedimenti più o meno castranti, le ombre sulla parete delle nostre caverne.

Vaneggio e sguazzo in questo caleidoscopio di cazzate, diga a tutto il resto.

En passant

Posted in teoria&pratica di ogni cosa, underworld on 9 Novembre 2009 by marettolina

Oggi, dal finestrino del bus, ho visto di sfuggita un negozietto con un nome spettacolare: ARTIVENDOLA!

Mi ha messo di buon umore :-)

Resti

Posted in castelli di rabbia, dell'amore e di altri demoni, glifo on 8 Novembre 2009 by marettolina

Siamo mollica in mano a un bambino. Non è riuscito a fare una pallina compatta, a maneggiare la materia fino a farla diventare un tutt’uno, unito, solido, incorruttibile. Ha spappolato la mollica, l’ha spezzettata, sgranata, liofilizzata.

Solo briciole.

Inaccettabile

Posted in castelli di rabbia, dell'amore e di altri demoni, underworld on 8 Novembre 2009 by marettolina

Non può essere così. Non voglio credere che la corda più robusta che mi tiene a te sia la paura di dover ricominciare daccapo. Dover trovare un’altra persona, dover conoscere un’altra testa, dovermi affezionare a un altro cuore, dover accarezzare un altro corpo. E vedere i miei obiettivi scoppiare e ricomparire, vaghi, più lontani all’orizzonte.

Non posso immaginare che ciò che mi tiene con te sia solo il tempo passato insieme. Che, tolto quello, siamo sconosciuti senza nulla in comune, che non si stanno nemmeno simpatici. Non oso dare retta a questo pensiero, perché mi fa schifo. Se così fosse avrei mentito a me stessa, la più tremenda delle menzogne, per due anni e rotti (sì, rotti, cocci, pezzi sparsi delle nostra urla — delle mie più che altro). Ti tengo accanto perché ho investito su di te? Ti prego, Chiunque, fa’ che non sia così. Ti prego, qualunque cosa ma non questa. Inculcami nel cervello la convinzione che, nonostante tutto, sono qui perché sì, perché sono innamorata; va bene anche perché lui è innamoratto. Tutto, ma non la paura di dover ricomnciare e di non avere più tempo.

In caso di necessità rompere il vetro. Spengo il cervello.

Sit tibi terra levis

Posted in glifo on 5 Novembre 2009 by marettolina

Che la terra ti sia lieve,

sempre, durante il tuo cammino.

Che sia per te prato soffice,

un piacere da percorrere,

mai salita, mai polvere,

mai sassi nelle scarpe.

 

Che la terra ti sia lieve,

a ogni alba e a ogni tramonto.

Che ti tenga saldi i piedi

e ti infonda nutrimento.

Che ti sia casa, rifugio,

caldo abbraccio che difende

e mano che ti indica e ti offre

il mondo intero.

 

Che la terra ti sia lieve,

nell’ultimo momento.

Che cada dolcemente,

come un soffio,

su ciò che eri

e non lo schiacci ma lo riscaldi,

coperta soffice e viva.

 

Che la terra ti sia lieve,

dopo tutto ciò che è stato.

Che ti protegga

e ti mantenga parte della Vita e della Natura

e ti rimetta in circolo

cosicché chi ti ama

ti riveda ovunque.

Boulevard dei sogni infranti — 1

Posted in glifo on 3 Novembre 2009 by marettolina

Ore 22:00

Fine della giornata. Della catena di eventi-emozioni-conseguenze-ripensamenti.

Tregua, pausa, intervallo di relativo sollievo. Il mio respiro cambia ritmo, ai cancelli di me stessa una diversa predisposizione d’animo timbra il cartellino in entrata.

Una notte, questa.

Ore blu, silenziose e soffici in cui riordinare la mia piccola vita e ricollocarla nella grande Vita del mondo. Se mai ne sentissi il bisogno.

Cammino per i marciapiedi di questa città, che nemmeno il buio rende anonima, con il peso addosso delle mie pietre invisibili – ognuno ha la sua storia, ognuno è la sua storia – e trascino i piedi sull’asfalto levigato dall’attrito altrui. I sampietrini ormai sottilissimi. Stasera la via è mia, ma ieri chi viveva qui, mettendo un passo avanti all’altro senza farci caso? E domani? Stasera la via è mia, questa via, ma qualche traversa più in là? Quanti stanno camminando per i loro boulevard dei sogni infranti?

La notte porta consiglio, la notte è come il tempo e cura le ferite, è senza tempo e temporanea, è refrigerio per testa, cuore, pancia. Dicono.

Se cammini di notte puoi farti sospingere dalla meccanica dell’atto, l’infinito movimento del pendolo nelle braccia che calibrano l’andatura e l’elasticità dei muscoli delle gambe. Caricata la molla, vai e cammini; puoi lasciare i neuroni liberi di scorazzare lungo l’autostrada delle sinapsi, chissà che non ti portino, per qualche svincolo fuori mano, nella periferia inesplorata della tua testa.

Un paesaggio desolato, al primo sguardo. Così pochi ricordi, quaggiù, pochi pensieri accatastati. Sembra. Ma al secondo già ne cogli la ricchezza: è spazio libero, pagina bianca in mezzo alla quale sedersi a riflettere, la notte su cui scrivere, sottofondo i tuoi passi, il tracciato schizofrenico dei tuoi voli pindarici, la storia sbriciolata in quelle pietre pesanti…

Noto: non più io, parlo ad un tu: la pagliuzza degli altri è sempre più evidente della nostra trave. Bene, è uguale, parlassi anche di un lui (che poi, c’è sempre un lui…), allontanando ancora di più l’imputato dal suo giudice, la realtà è sempre la stessa: tolta la maschera, i pensieri sono i miei. Forse così vedrò più chiaramente le cose, illudendomi che non vi sia implicazione, forse sarò meno clemente, forse sto solo ritardando la presa di coscienza e relativa autocritica.

Da dove nasce la necessità di giudicare? Gli altri, noi stessi, poco importa, bisogna che un giudizio sia dato. Per rendere più comprensibili le cose?

In fin dei conti, non c’è favola senza morale. Purtroppo. Anche le donne che corrono coi lupi hanno un doppio fondo. Figurati io.

Divago: le periferie della mente facilitano l’improvvisazione, il proliferare di bivi e percorsi inattesi. Bisogna però non perdere di vista la strada maestra: la notte le maglie del tempo si allargano, ma non all’infinito, e questa notte qui, solo questa, è la mia notte, lo spazio della mia storia.

Per la pace interiore

Posted in underworld on 3 Novembre 2009 by marettolina

Sutra del cuore o L’essenza della Visione Profonda

Puro sentire,che attinge al cuore di tutte le cose,
Avalokita,

affiso nell’intuizione perfetta,

vede fluttuare disciolte
le cinque mutevoli
soglie dell’io,

e recide la pena
che tutti accomuna.

Oh Sariputra,

ogni fenomeno affiora
dall’insondabile abisso,

che cela e trascende gli opposti:
la Vacuità.

La forma è vuoto,

il vuoto è forma,

ininterrotte, nella vastità cangiante,
trapassano le sensazioni,
le percezioni, le nostre
interiori reazioni,
e l’ampio dominio chiamato
coscienza dell’ego.

Oh Sariputra,

non ha consistenza
la serie infinita di tutte le cose,

non esistono nascita
e dissoluzione,

non c’è purezza né macchia,

né crescita, né diminuzione.

E dunque, nel vuoto,

insostanziale è ogni forma,
ogni interno richiamo
della mente e dei sensi,
ogni moto attivato
dalla volontà
e dalla coscienza evocato.

Illusorio è lo specchio dei sensi,
gli occhi, la lingua, il naso, le orecchie,
il corpo e la mente,

non possiede vita a sé stante
l’aspetto o il sapore,
il suono o l’odore,
il tatto o l’oggetto mentale.

Se dunque è apparente ogni cosa
e senza una propria sostanza,

non c’è da pensare che esista ignoranza
o di essa possibile fine,

e vecchiaia è illusione e la morte,
come pure la loro estinzione.

Ma se pur non c’è causa di pena,
non cessa la pena del mondo,
né val, per estinguerla, Nobile Via,

perché vuoto è ogni conseguimento

o completa rinuncia alla quale approdare.

Così, l’essere emerso dal buio,

compenetrato della Visione Profonda,

non ha il cuore e la mente ostruiti,

non alberga paura,

e sciolto da ogni illusorio richiamo

può riconoscersi libero, infine.

E chi, nell’immoto fluire del tempo,
si è aperto al puro sentire,

affidato alla Prajna Paramita,

realizza il supremo risveglio.

Conosci ora il cuore della Visione Profonda:

è il grande mantra incantato,

magia splendente

e suprema,

l’incomparabile mantra,

che scioglie ogni pena.

Non c’è inganno, ma rivelazione,

nel mantra che esprime l’essenza
dell’unico Vero

con queste parole:

Andare, andare oltre,
trascendere
approdare al di là,
nel cuore radiante e perfetto
del puro Risveglio:
adesso!

GATE, GATE
PARA GATE
PARA SAM GATE
BODHI, SVAHA ! HANNYA SHINGYO