Ho quei due aggettivi acuminati infilzati dentro il midollo. Non ho più ossigeno al cervello, il respiro mozzo. Tanta è la rabbia e il dolore e l’umiliazione che mi gira la testa.
Diluvio sull’orlo delle palpebre, dirupo nell’abisso del cuore.
Ti allontani dal futuro come uno strappo malvagio.
Come puoi aver detto quelle due parole così crudeli? Come hai fatto a maciullarmi l’amore con poche sillabe?
Non bastano per niente i miei desideri contro le tue considerazioni da aguzzino del mio io.
black out 29 giugno 2011
Le parole che non mi scriverai 17 giugno 2011
Sono tante. Sono tutte le parole che vorrei leggere da te ma che non puoi, un po’ perché non ce le hai in quel modo, un po’ perché non le sai.
Un piccolo grande limite che cerco di colmare per due, poi però una canzone mi riporta per un attimo ad un’altra estate, quando le parole sgorgavano a fiotti da entrambe le parti e c’erano ciliege e chiese e pistacchi e sole e mare.
Eppure neppure quello è stato sufficiente, e ritorno a calamita da te, ai tuoi borbottii, alle sgrammaticature, ai pensieri semplici.
Le parole che non mi scriverai sono i gesti che mi sciolgono il cuore.