Le mie decisioni sono infezioni che irrancidiscono a poco a poco sottopelle e poi suppurano all’improvviso. Quando voglio so avere la pazienza del mulo, ma del mulo ho anche il calcio poderoso. Goccia a goccia, lo stillicidio di delusioni colma la misura e trabocca. Poi non c’è che da fare tsunami intorno a me, all’improvviso sembra, in verità con la lentezza che scava le faglie oceaniche. Se non hai visto i segnali, udito gli scricchiolii o scorto il lampo di rabbia che istantaneo brucia ogni possibile sorriso la colpa è solo tua. C’erano. Solo tu hai buttato giù la prima tessera del domino. Solo io decido quando troppo è troppo e soprattutto quando è troppo tardi. Con la coscienza cristallina di aver fatto il possibile, con il rancore insopibile di averci creduto ancora, con le illusioni che incancreniscono nella realtà, strapparti via non è stato poi così difficile: il dente era marcio, le radici flebili. Uno strattone, un po’ di sangue, qualche lacrima. Il buco si rimargina e l’assenza è memento per quello che non voglio più.