Salmoni al vento

Acqua che scorre rapida è il tuo andare, acqua che si increspa e imbizzarrisce quando trova nel suo letto sassi, un tronco, ostacoli al suo fluire, pensieri cattivi che ti tormentano senza soluzione, salmoni al vento che risalgono la corrente.

she’s back – tripletta 17 maggio 2012

Nelle ultime settimane c’è stato un bel po’ di movimento da queste parti, picchi e baratri in rapida successione. Infatti, a quanto pare, l’obiettivo di lungo termine è l’equilibrio.
La situazione arcobaleniaca si è risolta esattamente come il suddetto fenomeno ottico, sono venute a mancare le condizioni fisiche: gli angoli di rifrazione sono cambiati, gocce e luce hanno modificato la loro posizione reciproca e puf, il cielo è tornato solo cielo e addio bei colori brillanti. Diverse le motivazioni: pianeti il cui asse improvvisamente si sposta e manda tutti a gambe all’aria, reazioni chimiche che non avvengono perché manca il reagente, bestie rinchiuse in certi sotterranei che zitte zitte riemergono e azzannano.
L’anacondaschifosamostruosabastarda vuole tornare. A volte colpisce duro, ma per il momento resistiamo. Nuova strategia: niente chimica, si prova una nuova cacciatrice che intende stanarla comprendendola, blandendola e, in fin dei conti, addomesticandola. C’è chi ha il pitone in casa, io cerco di mettere sotto teca un’anaconda. Vedremo. Finora sono state dette cose interessanti, che mi hanno dato da riflettere – a quanto pare, c’è una sorta di piccola fiammiferaia che mi aizza contro la bestia perché non le do retta. A quanto pare, da un altro punto di vista, è un bizzarro e abnorme nascondino. Vedremo. Può darsi.
Epperò, nonostante la bestia sia di fondo una primadonna che vuole tutti i pensieri e le forze su di lei, ho ben altro a cui pensare. Grazie a F. ora sono più o meno in affari: c’è un service editoriale che aspetta che mi concentri totalmente su di lui. Siamo state al Salone di Torino ed è stato elettrizzante.

Riassumendo:
“Good times for a change
See, the luck I’ve had
Can make a good man
Turn bad

So please please please
Let me, let me, let me
Let me get what I want
This time

Haven’t had a dream in a long time
See, the life I’ve had
Can make a good man bad

So for once in my life
Let me get what I want
Lord knows, it would be the first time
Lord knows, it would be the first time”

 

In apnea 11 luglio 2010

Filed under: considera l'anaconda,underworld — marettolina @ 8:02 pm

Stavi di spalle, seduto. Con una maglietta a righe colorate su sfondo bianco, e chino sulla tua chitarra, a carezzarne le corde. Suonavi per me senza saperlo, e canticchiavi brevi stralci di canzoni. Mentre pregavo tutti gli dei che conosco, mentre cercavo nei silenzi siderali della testa il mio dio personale, qualcuno che davvero è lì per me (e no, non l’ho trovato, nemmeno stavolta), tu cantavi per me e non lo sapevi. Io seguivo le tue note e s’allentava l’inquietudine nel mio petto. Canticchiavo insieme a te e pensavo un filo meno a tutto il resto. Aggrappata alla sbarra vicino la porta, ringraziando la velocità del treno, l’incertezza trascinata dal motore del panorama, guardando i grossi pois della maglietta della mia vicina, sei stato il mio flauto magico che mi ha portato al di là del soffocante imprevisto imprevedibile che ha reso labile la mia mente e fragile questo corpo mortale e ferito.

Sei stato tu, credo, il mio dio personale in quei dieci minuti, caro ragazzo sconosciuto che suonavi la chitarra con amore. Grazie.

 

Cose che accadono quando eviti di evitare 6 giugno 2010

Filed under: considera l'anaconda,teoria&pratica di ogni cosa,underworld — marettolina @ 7:19 pm

Ogni volta che ho voluto dare una struttura solida a un mio scritto che superasse le tre pagine è finita malissimo.
Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj, Lagioia

E all’improvviso in mezzo al mio mal di testa / ho ritrovato il desiderio di essere felice.
Qualcuno si dimentica, Perturbazione

Mi ricordo perfettamente il giorno in cui tutto è cominciato, quando come dove l’anaconda si è subdolamente insediata nella più tenera me. Vorrei davvero che ieri sia stato un giorno altrettanto memorabile, quello che potrò tenere in mente come il giorno in cui la vita ha ricominciato a scorrermi nelle vene, e non solo dalle mani.
Ora ho di fronte delle pagine bianche, metafora e realtà.
Voglio imparare ad essere meno densa, a non dire, a non sovraccaricare, a non impallinare aggettivi dietro aggettivi. Ci sono casi in cui cambiare prospettiva per guardare sempre lo stesso punto non aggiunge niente di nuovo. Solo stanchezza e opacità. Vorrei allontanarmi da me, per una volta tanto, lasciare da parte quell’autobiografismo eccessivo che metto ovunque: tra le righe, sulle righe, al posto delle righe. Col quaderno accanto, scrivo qualche frase e mi blocco. Penso, rileggo, ripenso. Una vaga eccitazione che oggi non trova molto sfogo perché c’è troppa gente in giro.
Intanto faccio un passetto e cerco una parola che amo e una che odio.

 

Quando l’universo ti fa l’occhiolino 3 giugno 2010

Filed under: considera l'anaconda,underworld — marettolina @ 7:39 pm

Ieri è stato quello che è stato: una mattina luminosa — intravedere l’inizio della fine — e un pomeriggio tanto tanto blu, per dirlo all’inglese — sbattere contro il muro cimiteriale della morte della speranza.

Oggi però ho trovato una risposta a quella domanda: quando muore la tua speranza rimane quella degli altri. Rimane la tua famiglia che bistratti e che ignora i tuoi no, quelli che non sono veri no. Rimane tua sorella che organizza il tuo rapimento. Che ti dice solo un’ora prima che hai un appuntamento a mezz’ora di auto. Che ti aspetta mentre ti prende un colpo e passi i soliti interminabili minuti a piangere di paura e tutto il resto. Che vorrebbe piangere pure lei ma si trattiene, tanto tu piangi per due, per quattro. Che ha imparato tutta la strada, ha scelto l’orario con meno traffico, ti ha fatto dare una pasticchetta finta ma tu lo saprai solo dopo. Che ti mette un cd e non ti parla fino all’arrivo, perché lo sa che tu, lì con gli occhi chiusi, a respirare, a fare meno vita possibile, a contare, a piangere ogni cinque secondi non vuoi parlare.

E siamo arrivate senza che il mondo mi crollasse addosso. (E ci sono pure tornata a casa.)

Quindi ora ho una nuova dottoressa, una che dice pane al pane e vino al vino, che ha guarito una signora che non usciva da casa da quindici anni, che mi ha detto non ti forzare a fare le cose ma cerca di evitare di evitarle, perché tanto poi starai male per quello. Che mi ha dato, finalmente, una cura. Ce le ho già qui, le pasticchette magiche. Io non ho proprio niente contro la chimica, io gli voglio già bene alle mie goccette. Io voglio uscire di qui, fatemi mandar giù qualunque cose purché funzioni. Io sabato ci vado: se non ora, quando? Se non per quello, perché? Può pure piovere per sempre, ma datemi un ombrello per non infradiciarmi.

 

La conoscenza ti renderà schiavo 2 giugno 2010

Filed under: considera l'anaconda,underworld — marettolina @ 6:21 pm

Quando muore pure la speranza, che rimane?

Io non lo volevo sapere che c’erano milioni di persone nella mia stessa condizione. Io non volevo sapere che c’è chi ci convive (anzi, consopravvive, al massimo) da anni, 6, 8, tutta la vita. Io non volevo sapere di tutti quelli che hanno il terrore di prendere i mezzi, come me, che guardano alla metro come alla summa di tutti i pericoli, che smettono di vedere gli amici per non spiegare e per non avere l’ansia di stare male, come me e che come me non hanno più una vita sociale. Io non volevo riconoscermi così senza speranza, proprio oggi. Io non volevo sapere. Io non volevo ricordare che questa certo non è una malattia mortale, ma è una malattia incurabile, invalidante, umiliante, incoerente, invadente, incessante e immotivata. Non oggi. Lunedì magari, ma non oggi.

Ora non respiro più tanto bene. Ora non mi interessa nemmeno più che il dolore sia momentaneamente sparito, perché me lo hanno detto tutti in coro, loro là fuori, loro come me, che non significa niente, che non cambia niente, che l’anaconda me la devo tenere finché morte non ci separi. Se non ci fossero questi due occhietti qui davanti a guardarmi, ora mi farei uno di quei pianti che non finiscono più. E tu sei stata così gentile e carina che ho il cervello in tilt nel panico.

 

Equilibri instabili 2 giugno 2010

Filed under: considera l'anaconda,teoria&pratica di ogni cosa,underworld — marettolina @ 2:50 pm

Paradosso: negli ultimi dieci giorni le cose vanno un po’ peggio e un po’ meglio contemporaneamente. E non le cose in generale, ma proprio quella cosa lì, la maledetta anaconda. Un po’ peggio perché si è fatta vedere troppo spesso per i miei gusti; un po’ meglio perché da quando non faccio più quella cura mi sento tutto sommato più in salute del solito. Soprattutto — che liberazione! voi non ne avete idea — mi è passato il dolore cronico che mi ha afflitto negli ultimi mesi. Nel mio piccolo, ho capito che avere un punto qualsiasi del corpo che ti fa male ininterrottamente per settimane che diventano mesi, variando solo di intensità, qualcosa che dentro di te vive una vita indipendente da te il cui unico scopo apparente è rovinarti le giornate, qualcosa che s’allarga e si stringe, arde e preme, un pezzo di te pure piccolo ma che diventa il fulcro di tutti i tuoi pensieri, anzi l’unico pensiero, cosciente e ancor di più incosciente, è una gigantesca rottura di coglioni, ma epica, eh. Qualcosa che se ti passa, o sembra farlo (ho imparato pure a non esultare troppo), è una festa, un sollievo, che lì per lì non te ne accorgi subito, ma ti senti come se avessi dimenticato qualcosa — hai dimenticato infatti la leggerezza di non stare male — e appena te ne rendi conto è come quando ti togli le scarpe più scomode che hai, il piacere del piede martoriato dalle vesciche che si abbandona alla liberazione.

Pensa a come mi sentirò quando tutto tutto sarà passato.  Ho un brividino solo a pensarci; però non lo faccio spesso, pensarci dico, perché non è cosa buona. Quello a cui devo pensare ora — magari più ci penso più mi sembrerà semplice e naturale e meno terrore avrò di farlo — è la cosa che davvero muoio dalla voglia di fare sabato: andare là (treno e metro… mille miglia lontana… palpitazioni e ansia a fiotti), da sola (tutti quelli che potrebbero accompagnarmi sanno e sarebbe solo ansia sull’ansia), passare un paio d’ore da persona normale, non pentirmi di aver sfidato la bestia e tornare a casa con un sorriso di soddisfazione che non mi passa dalla porta.

Da qualche parte dovrà pure avere inizio, la fine di tutta sta storia, no?

 

Oggi mi sento così 26 maggio 2010

Filed under: considera l'anaconda,teoria&pratica di ogni cosa,underworld — marettolina @ 11:18 am

Tutto ciò che aspettava una qualche fioritura è già pronto per l’autunno.

Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi), Nicola Lagioia

 

+/- 24 maggio 2010

Filed under: considera l'anaconda,teoria&pratica di ogni cosa,underworld — marettolina @ 2:25 pm

Rileggendomi, non posso non disprezzare certi eccessi di autocommiserazione che ogni tanto mi scappano. La devo proprio smettere con tutti quei perché proprio a me… e perché no, poi? Come se chi stesse male, a parte me, o come se, peggio ancora, chi stesse veramente male se lo meritasse. L’unica scusante che posso concedermi, parziale e insufficiente, è che di solito scrivo di getto, sull’onda delle emozioni. Cmq, basta con i piagnistei di quel tipo, povera me, me tapina ecc ecc.

Che poi, mi sto, una volta di più, rendendo conto della ciclicità della mia vita: la mia ruota è divisa in spicchi ben definiti che periodicamente si ripresentano, da sempre. Depressione, più o meno castrante, fisico che cede, più o meno impanicante, felicità, più o meno frizzante, slanci di entusiasmo, più o meno inconcludenti, normalità, più o meno banale. Il che vuol dire, positivamente, che ho già vissuto momenti più o meno così e che quindi sono più o meno fiduciosa che prima o poi passerà. Negativamente, prima o poi ritornerà pure, ma è inutile fasciarsi una testa già simil-mummia al momento.

Palesemente, oggi sono di buonumore.

 

Della stanchezza, detta anche dell’umiliazione 22 maggio 2010

Filed under: castelli di rabbia,considera l'anaconda,underworld — marettolina @ 3:11 pm

L’espressione volere è potere è una gran cazzata. Una gigantesca, infondata, maligna, superficiale, offensiva cazzata.
Come la mettiamo col fatto che io voglio ma non posso?
La gente non capisce proprio. C’è chi mi dice non farti abbattere, non farlo vincere, fai del tuo meglio, cerca di, ma perché non fai così, ma vai lì, ma vai là, ma davvero, ma come, ma perché, ma no.
Eh. Invece ma sì.
Invece nessuno si ferma un nanosecondo a riflettere che quel che posso fare io al momento è praticamente niente. Perché tutti stanno là a darmi consigli inutili, pure se in buona fede? Mi stanno mandando ai pazzi. Io ho bisogno di risposte incontrovertibili da parte di chi sa, non di chi suppone o crede che. Ho bisogno di soluzioni, soprattutto.
Dove non può la volontà, speriamo possa la chimica.
Tutti i no che dico, tutti i rifiuti che oppongo distruggono me per prima e sola.
Mi sento un potenziale continuamente abortito. Ho voglia di fare mille cose, vedere gente (perché c’è pure gente che continua ad aver voglia di vedermi, dopo tutto), conoscere persone. Ho voglia di vivere e di lasciare i libri a prendere polvere sul comodino. Eppure tutto questo io non posso farlo, materialmente non ci riesco e non so immaginare una sconfitta più grande. Il mio corpo mi tradisce sempre e mi tiene prigioniera contro la mia volontà, almeno contro quella cosciente.
Quanto è umiliante dire a qualcuno che non senti da mesi, che conosci poco ma con cui hai delle intese e cose che potresti condividere, una simpatia di fondo, ho dei problemi ad uscire di casa? Volevo sprofondare. E il silenzio imbarazzato dall’altra parte? Io davvero non credo di meritarmi tutto questo. Il troppo è già da molto troppo abbastanza. Non ce la faccio più. Non è giusto che questa sia la mai vita.
Come si fa a cambiarla? Cerco il numero di uno bravo? E se poi pure quest’altro tentativo si risolvesse in una delusione?
Mi sento in trappola.

 

Espiazione? 1 maggio 2010

Filed under: considera l'anaconda,teoria&pratica di ogni cosa,underworld — marettolina @ 2:41 pm

Non è che inconsciamente ho l’idea di espiare con questa mia vita “sottotono” (eufemistico eufemismo) colpe che ancora non ho individuato? O addirittura le colpe di tutti? No, perché altrimenti non mi spiego fino in fondo così ci faccio qui pure oggi. Oggi sarei potuta benissimo andarci, lì. Non sto male, certo non sto bene ma questa è ordinaria amministrazione, e poi stavamo a davvero 5 minuti. Perché sto qui? Potevo passare qualche ora all’aria aperta, con altre persone, fare due chiacchiere o ascoltarle, è uguale. Potevo vivere un pochettino, oggi. Ieri mi sono addirittura messa lo smalto… ci ho pensato fino all’ultimo minuto, oggi, anche dopo… e allora perché non sono andata? Non lo so, forse stavolta (stavolta?) il problema erano proprio le persone… non so, che palle che sono! E me ne sto qui a farmi innervosire da quell’idiota di Ale. Mah, mi sono davvero incomprensibile, a volte.

 

 
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